"Empatia, questa sconosciuta" di Ivana Facchini

 


Durante il corso di TFA Sostegno, abbiamo avuto l'opportunità di approfondire il concetto di empatia, un termine che ha origini antiche e che è stato oggetto di studio da parte di filosofi e psicologi nel corso dei secoli. Nel contesto greco, l'empatia era considerata come un legame emotivo tra l'autore, l'attore o il cantore e il suo pubblico. Successivamente, nel XIX secolo, il filosofo e psicologo Theodor Lipps ha introdotto il concetto di empatia come la capacità di connettersi in modo armonioso con gli altri.

L'empatia può essere suddivisa in due forme: empatia positiva e empatia negativa. L'empatia positiva si riferisce alla capacità di gioire e rallegrarsi insieme agli altri, mentre l'empatia negativa riguarda la difficoltà di empatizzare con la gioia altrui, spesso a causa delle nostre esperienze personali che possono fungere da ostacolo.

Ma qual è il meccanismo che scatena l'empatia in un individuo? Quando entriamo in empatia con gli altri, compiamo un passo indietro dentro noi stessi, che non rappresenta una ritirata o un gesto di debolezza, ma piuttosto un modo per metterci in sintonia con gli altri. Questo passo indietro ci consente di immedesimarci nelle ragioni del comportamento altrui, comprendere il dolore, la sofferenza e successivamente fare un passo avanti per offrire il nostro ascolto, il nostro sostegno, la nostra mano tesa e un sorriso. In questo modo, alleggeriamo il peso degli altri, condividiamo i loro obiettivi e traguardi.

Ma l'empatia non è solo un atto di dare, è anche un processo reciproco. Secondo Jeremy Rifkin, autore di "La civiltà dell'empatia", l'uomo moderno è naturalmente predisposto all'empatia grazie ai "neuroni specchio", che ci permettono di immedesimarci negli altri esseri umani e persino negli animali. Rifkin sostiene che da migliaia di anni siamo diventati "homo empathicus" anziché semplicemente "homo sapiens-sapiens". La nostra società si basa su tre pilastri fondamentali per il benessere: la socializzazione, la salute e la creatività.

Come, purtroppo, ho potuto sperimentare in questo percorso di TFA sostegno, in questo periodo storico sembra che il processo di chiusura verso gli altri sia in aumento. E mi chiedo: è possibile che questo sentimento sia così raro, soprattutto in ambito educativo?

Mi chiedo, perchè siamo diventati insensibili al dolore altrui? forse perché ci siamo abituati a vedere il dolore virtuale attraverso i media? Ciò che è certo è che questa chiusura è dannosa per l'intera società. Dovremmo invece fare un passo indietro per poi fare un passo avanti, e riconquistare quei pilastri fondamentali che ci permettono di gioire e aiutare gli altri.

Per vivere in armonia con gli altri, dobbiamo prima fare i conti con noi stessi, essere consapevoli che la nostra vita, se considerata nell'infinita linea del tempo, è breve come un respiro che si intreccia con gli altri. Dobbiamo imparare a utilizzare i nostri sensi in modo consapevole, ascoltando al di là di noi stessi e guardando oltre il nostro naso. L'intuito gioca un ruolo importante, poiché ci avverte di percezioni come la paura o il disagio attraverso segnali fisici che coinvolgono tutti i nostri sensi. Il meccanismo che accende l'empatia potrebbe avvenire proprio quando impariamo a fidarci del nostro intuito.

Tuttavia, a volte sfuggiamo al bisogno degli altri e, anziché tendere loro la mano e fare un passo avanti, voltiamo loro le spalle e ci allontaniamo il più possibile. Queste persone vanno comprese.

La società ha bisogno dell'empatia, ma sembra che il nostro progresso in questa direzione sia graduale. Dobbiamo sforzarci di aprirci all'ascolto e alla comprensione, superando l'egoismo e indossando la generosità. L'empatia, come antecedente all'amore e all'altruismo, può essere la chiave per aprire i nostri cuori alla gioia di condividere e di sentirci in armonia con gli altri. L'atto di donare non solo arricchisce coloro che ricevono, ma anche coloro che donano.

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