A scuola con il Fair Play di Stefania Di Bari

L’attività fisica, è da sempre fondamentale per la salute dell’uomo e la scuola deve favorirne la pratica; il fine è la promozione di uno stile di vita sano. 

Fair Play non è soltanto un’espressione inglese, è diventata una locuzione universale, anzi non una locuzione, un’insegna, un programma, un appuntamento. Play significa gioco (ma gli inglesi lo usano anche per “suonare”, “recitare”, comunque, in ogni caso, per scherzo, per gioco, per inventare una realtà, fuori dalla realtà materiale delle cose). Ma l’importante, nella locuzione di cui ci stiamo occupando, è l’aggettivo. Vediamo che cosa dice il dizionario. Fair assume molteplici significati: giusto, equo, imparziale, leale, corretto…. Ecco: l’idea più giusta, almeno nel caso del mondo sportivo, è indicata dall’aggettivo leale. Fair Play, dunque, suggerisce, impone di giocare lealmente. Lo Zingarelli, vocabolario italiano, spiega con grande chiarezza: leale vuol dire fedele alla parola data, alle promesse, ai patti; schietto, sincero, onesto. Tutto questo impegno viene applicato non solo al comportamento di ciascuno di noi negli affari e nei doveri di ogni giorno; la regola inglese è che bisogna applicarlo anche, ma soprattutto, nel gioco. 

Nella mia esperienza di tirocinio diretto a scuola, ho pensato di ideare un progetto che potesse avere come obiettivo principale la crescita individuale di ogni alunno e la coesione del gruppo classe. Con il Fair Play come fil rouge di quest’attività è stato facile promuovere lo sport e la coesione del gruppo classe, il tutto corredato da un inclusione perfetta.

Tutto ciò è stato possibile grazie alla frequentazione di questo corso di specializzazione, certamente una pietra miliare nella mia formazione.

Uno degli elaborati che i ragazzi hanno prodotto 

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